Visualizzazione post con etichetta immigrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta immigrazione. Mostra tutti i post

"Regina di fiori e di perle" di Gabriella Ghermandi

"Parlare di qualcuno equivale a renderlo ospite. Ospite delle proprie parole. E da noi l'ospite è sacro."


Il cammino di Mahlet (il cui nome sta per "il significato di quella volta") è destinato a intrecciarsi con le favole di chi ha abitato la Storia. La curiosità infantile, il "solletico interiore", hanno ceduto il posto al silenzio: la violenza delle "cose dei grandi" impone un quieto distacco a chi vuole resistervi. Ma un'antica promessa l'attende, e dal passato si solleva un coro maestoso, per cantare la propria guerra, per affidarla a una nuova voce.

"La straniera" di Younis Tawfik

"Quando l'amore diventa un puro pensiero, la dualità non esiste più. Tutto diventa uno."

I nostri ricordi, il nostro vissuto, ci rendono oggetti umani, non semplice spirito, non effluvi d'anima. E la nostra carne, le ferite che l'hanno straziata, diventano la nostra prigione. Talvolta dissimuliamo questa costrizione, cercando di guardare il mondo tra una sbarra e l'altra; talvolta il giogo ci vince, e diventa la nostra casa.

"Porto il velo, adoro i Queen. Nuove italiane crescono" di Sumaya Abdel Qader

È la nostalgia di un tempo passato e mai vissuto, la nostalgia di un futuro che diventerà passato.”

"Torna al tuo paese.” Noi italiani...”
Alcuni identificano Sulinda come “immigrata di seconda generazione”, ossia nata in Italia da genitori migranti, come se il viaggio fosse un'eredità biologica. Ma può lei davvero esistere in una definizione puramente tecnica?

"Io... Donna... Immigrata... Volere Dire Scrivere" di Valentina Acava Mmaka


"Scrivo per non sentirmi estranea ma semplicemente straniera; scrivo per voi, per riconoscervi nella mia diversità."

Si susseguono su un palcoscenico quasi spoglio tre figure femminili, le cui storie nel breve testo di Valentina Acava Mmaka rappresentano un elogio alla virtù della parola.

"Il meccanico delle rose" di Hamid Ziarati

"Reza, con quella casa, ha voluto realizzare il suo paese dei balocchi, dove tornare a essere un bambino che gioca a fare il meccanico delle rose."

Hamid Ziarati coltiva i propri personaggi come Reza le sue rose, con passione, e poesia. “Il meccanico delle rose” non è altro che un cespuglio rigoglioso dove abitano cinque fiori, diversi tra loro, con i petali un po' sgualciti, ma tutti bellissimi.

"Immigrato" di Mario Fortunato, Salah Methnani

"Ho letto una volta che la verità è come la linea dell'orizzonte: si sposta a mano a mano che tu avanzi."

"Immigrato" racconta l'ostico e solitario incedere di un ragazzo che risale la nostra penisola. Otto stazioni diverse accolgono Salah nel suo andare, e ogni passo che lo allontana da Tunisi sembra spogliarlo di un'identità faticosamente guadagnata.

"Racordai. Vengo da un'isola di Capo Verde" di Maria de Lourdes Jesus

"Corre, corre ed è sempre lì."

Dopo "La nomade che amava Alfred Hitchcock" di Igiaba Scego, ecco un altro libro appartenente alla collana de "I mappamondi": la Sinnos editrice regala ai più (e meno) giovani una nuova occasione di confronto, un ponte tra la cultura Capoverdiana e quella Italiana.

"Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio" di Amara Lakhous

"Cos'è il silenzio? È utile parlare? Ci sono altri modi per dire la verità senza muovere le labbra?"

Roma, piazza Vittorio. Attorno a un misterioso omicidio si raccolgono dieci testimonianze, dieci voci che convivono in un microcosmo poliedrico. Raccontano la verità che i loro occhi hanno saputo conoscere, le lotte quotidiane che li occupano, ma nonostante tutte le versioni derivino da punti di vista diametralmente opposti, esse concordano su una medesima posizione: Amedeo, il principale sospettato, è innocente.

"La nomade che amava Alfred Hitchcock" di Igiaba Scego

"Tutto dipende dal punto di vista."

Ho appreso da questo libro, come quelle confidenze fatte a bassa voce, quelle eredità che passano di genitore in figlio, di anima in anima. Ero accanto a Igiaba Scego, e a sua madre, mentre mi veniva consegnato un piccolo tesoro che odorava di cannella e cenere. Cultura nomade, integrazione, guerra civile, sono solo alcuni dei punti narrati ne "La nomade che amava Alfred Hitchcock".

"Dove lo Stato non c'è. Racconti italiani" Tahar Ben Jelloun con Egi Volterrani

"La nostra arma segreta è la poesia, bisogna continuare a opporre loro la forza magnifica delle parole."

Questi racconti nascono dalle suggestioni di un viaggio nel Sud, "un giro né turistico, né giornalistico", come lo ha descritto lo stesso Tahar Ben Jelloun. Il  viaggio lascia lui e il suo amico e "complice" Egi Volterrani eredi di immagini, di impressioni, più nitide di qualunque pretenziosa descrizione. Occhi affettuosi e mani commosse compongono un collage rappresentativo di una terra che accoglie tutto quello che la attraversa, la marea come la mafia, senza dimenticare le anime più belle, la cui solitudine è però uno straziante grido di disfatta.